5 settembre 2025

Nuova Moto

Nuova Moto

Quando ho iniziato ad andare in moto ero un perfetto idiota: un casco in testa, un garage a disposizione e zero idea di come si usasse una frizione su una moto. Mi sono ritrovato in sella a una Cagiva Raptor 650 senza nemmeno rendermi conto davvero di cosa stessi comprando. Mi piaceva l’estetica, sulla carta aveva cavalli a sufficienza ma non sapevo che sarebbe successo dopo: quante avventure, quanti chilometri, quanti paesi attraversati e quante persone raggiunte e conosciute. Un legame così forte che quella moto resterà con me per sempre, anche se un giorno finirà a fare da attaccapanni di design industriale.

La Cagiva in Toscana

La Raptor, però, non è certo nata per viaggiare; lo sanno pure i piccioni che mi sorpassavano in autostrada… tra vento in faccia e posizione scomoda dopo un po’ sembrava una tortura. Eppure io ci ho messo sopra telaietti artigianali, borse improbabili e via, anche in due e per più giorni. E non ha mai fatto una piega: zero problemi, anche nelle situazioni più improbabili, nonostante i suoi anni.

Però… dopo anni così, sentivo che era arrivato il momento di cambiare. Di fare un upgrade in comodità. Non troppo, eh: non volevo finire su una Goldwing col portabicchieri incorporato o su uno scooterone da pensionato in pre-anticipo, ma era chiaro che serviva un salto di categoria.

Scelta di cuore (sportiva) o di testa (crossover)?
Suona semplice, ma ci ho perso MESI con questo pensiero. Test ride, recensioni compulsive, notti passate a vedere video in qualsiasi lingua per cercare di farmi un idea, senza riuscirci.

La crossover sembrava la scelta razionale (comoda, viaggi bene). Ma diciamocelo: è una scelta un po’ da boomer. L’idea, alla fine, dopo mille indecisioni, era la BMW 900 XR 2025. Bella fuori, elettronica al top… e un motore che mi ha fatto lo stesso effetto di un frigorifero acceso: funzionale, ma zero emozioni. Spingeva, certo, ma sembrava elettrica: muta, asettica, anonima. Non vibrava, non urlava, non mi dava nulla, a parte la sensazione che stessi comprando un elettrodomestico di lusso.

Poi, illuminazione: a Lecco passa una Suzuki GSX-S 1000 GT. Non l’avevo mai vista (sono rare in effetti): Linea carenata, cattiva quanto basta, bauletti di serie. E scopro un mondo che ignoravo, poichè in Italia sono poco capite: le sport-touring.

Moto dall’estetica sportiva, posizione di guida né troppo sdraiata né troppo verticale: l’equilibrio perfetto. Viaggi comodo, ti diverti tra le curve, il passeggero non bestemmia ogni 10 km, e con tutte le valigie ci puoi fare il giro del mondo. Ma se la domenica vuoi la sparata, togli i bauletti e hai 152 cavalli da usare. In due parole: finalmente la botte piena e la moglie ubriaca.

E sotto la sella, mica un banale bicilindrico parallelo (quello della Cagiva era a V, tutt’altra storia) caldaia come la BMW: un 1000 quattro cilindri da 152 cavalli e 106 Nm di coppia, derivato dal mitico K5.

Ammetto che quando sono entrato in concessionaria la prima volta non ero totalmente sereno. La mia vecchia Cagiva, col suo bicilindrico a V da 74 cavalli (anche lui di scuola Suzuki, tanto per restare in famiglia), è piuttosto burbero: se sfiori male il gas ti tira delle legnate che devi saper gestire da solo, anche perchè non ha assolutamente niente di elettronico (nemmeno l’ABS). Quindi, sì, l’idea di salire su un 152 cavalli non mi lasciava esattamente sereno.

E invece sorpresa: lineare, docile, quasi educata. Poi però… l’ho portata sopra i 7000 giri fino ai 12.000. E lì non c’era più storia: lì ho capito che avevo trovato quello che volevo. Un motore che urla, vibra, ti strappa un sorriso idiota sotto il casco, ma che allo stesso tempo sa anche scorrere fluido e tranquillo, come se nulla fosse. Un po’ come quel tuo amico che di giorno è il manager impeccabile, e di notte va ai concerti Metal.

Due giorni dopo, senza pensarci troppo, era mia. Blu.

Ed eccola qui, la nuova arrivata in garage (che ormai sembra più un Tetris che uno spazio vivibile, problema che dovrò risolvere poi).

Prima escursione con zavorrina

La settimana dopo l’acquisto ero già sui passi svizzeri. Due settimane dopo ero già in Toscana a far suonare il quattro cilindri tra le colline. Poi giù a Napoli (sì, ottima idea portare una moto nuova lì) e ancora in costiera amalfitana. 2500 km in 14 giorni. Comfort ottimo, capacità di carico da furgoncino, agilità praticamente da naked. È davvero tutto quello che volevo. Forse anche troppo: 152 cavalli su strada sono un lusso che dura pochi secondi.

Isola d’Elba

A Napoli ho anche fatto tappa in Via Brombeis.
Se non sapete cos’è Via Brombeis avete due possibilità: o siete troppo giovani, o siete troppo vecchi. In entrambi i casi state comunque messi male, perchè questo è un pezzo di cultura Italiana fondamentale.
Potete rimediare guardando questo video — a patto di non essere troppo sensibili alle blasfemie. Altrimenti niente, restate pure nell’ignoranza.

Via Brombeis, tantomeno in moto.

Quindi eccoci qua: la mia più grossa spesa dopo l’auto (che almeno era necessaria; la seconda moto decisamente no). che però mi sta regalando viaggi, emozioni, persone nuove e vecchie amicizie rafforzate. Nessuno mi leverà mai dalla testa che i viaggi on the road – moto o non moto – sono sempre i migliori.

BONUS, portafoglio rientrato in 1 mese

Visto che questo blog era nato con l’idea di tenere traccia dei miei investimenti finanziari (wannabe Mr. RIP dei poveri… anzi, dei poverissimi), mi sembra giusto segnalare la beffa del destino: la moto me la sono ripagata in pochi giorni.

No, non perché abbia venduto un rene sul mercato nero di Istanbul, ma per pura coincidenza: una particolare cryptovaluta che accumolo speranzoso da anni, ai più sconosciuta, è schizzata in alto proprio ad Agosto. Nel giro di poco quindi, il controvalore del mio portafoglio era tornato quello di prima che acquistassi la moto. E poco dopo, anche di più.

Rientro del controvalore

E ovviamente so benissimo che se avessi aspettato a comprare, la borsa sarebbe potuta crollare e io sarei qui a scrivere un post piagnucolando sul rimpianto. Ma tant’è: questa volta è andata di culo.